Home > Storia di cura – Dottor Simone Sorbo

Un cuore che batte ha il suono della vita.

Un cuore che si ferma e che poi, grazie ad una efficiente rete di soccorsi, ricomincia a battere ha il suono della speranza.

E’ accaduto circa tre mesi fa.
Un malore improvviso mentre guidava il motorino. Appena ha capito che qualcosa non andava, si è accostato al ciglio della strada, è sceso dal motorino ed è svenuto fra le braccia del figlio adolescente.
Il figlio, vuole il caso, aveva seguito il corso di rianimazione, per volontà espressa del padre. Ed è stato proprio lui, il figlio, che, se pur nello sgomento, ha fatto il primo, immediato, e salvifico, massaggio cardiaco.
Erano a terra da circa un minuto, padre e figlio, quando è passato un bagnino, che ha proseguito il massaggio.
Passano altri 90 secondi e – finalmente – arrivano i soccorsi.
Ma vi è di più.
Insieme all’ambulanza si accosta un’auto, da cui scende il Dottor Simone Sorbo, Cardiologo della Unità Operativa Patologie Mediche e Chirurgiche del Cuore dell’Ospedale del Cuore.

 

«Ero in via Padre Ignazio, a Forte dei Marmi – racconta Sorbo. Tornavo a casa quando, ad un certo punto e in tutta velocità, mi sorpassa un’ambulanza a sirene spiegate: decido di seguirla, e mi fermo dietro a lei, dopo appena 200 metri dal sorpasso.
Appena sceso dall’auto, vedo un uomo sdraiato a terra, delle persone intorno, e un bagnino che aveva iniziato appena due minuti prima un massaggio cardiaco.
Senza aspettare tempo ulteriore, io e il medico dell’ambulanza ci scambiamo uno sguardo d’intesa e ci mettiamo al lavoro, chiedendo nel frattempo alle persone cosa fosse accaduto e quanto tempo fosse passato.
Scopriamo che l’uomo si era accasciato a terra da circa due minuti. Spogliamo l’uomo, tagliandogli i vestiti, e mentre il personale sanitario del 118 prendeva e accendeva il defibrillatore, proseguo il massaggio cardiaco iniziato dal figlio dell’uomo a terra, privo di sensi, e dal bagnino.
In una frazione di secondo, il medico del 118 ed io ci siamo divisi i compiti, per soccorrere al meglio l’uomo a terra: lui le vie aeree, intubandolo, mentre io l’accesso vascolare, posizionando una cannula in una vena del collo e iniettando dei farmaci.
Nel frattempo hanno fatto partire il defibrillatore. Ossigeno e massaggio cardiaco per due minuti, poi la scarica. E’ stato tutto molto rapido, concitato. Le persone attorno a noi sono rimaste in silenzio, attonite e immobili, quasi con il fiato sospeso, con gli occhi fissi sull’uomo a terra, sperando che si riprendesse.
Otto scariche del defibrillatore e trenta minuti dopo, il suo cuore ha ricominciato a battere».

 

Il precoce riconoscimento dell’arresto cardiaco, l’immediata attivazione della catena di sopravvivenza, la chiamata ai soccorsi, ed il massaggio cardiaco: questi elementi, tutti insieme, hanno salvato l’uomo.
Capacità di riconoscere l’arresto cardiaco, conoscenza delle manovre salva vita. Fattori, questi, indispensabili e che dovrebbero far parte del bagaglio di ogni persona, di qualunque età.
Una storia che ha un lieto fine, ma che avrebbe potuto non averlo.

 

«In questa storia è stata di fondamentale importanza l’attivazione immediata della catena di sopravvivenza – commenta il Dottor Simone Sorbo.
L’uomo – il paziente – ha avuto la fortuna che i primi soccorritori (il figlio e il bagnino) abbiano iniziato il massaggio cardiaco. Dopo appena due minuti è arrivato un team esperto, munito di strumenti necessari per la rianimazione avanzata.
L’uomo, appena si è ripreso, mostrava una buona pressione e un’ottima frequenza cardiaca: il suo respiro ed il suo cuore erano autonomi. L’ambulanza lo ha poi portato all’Ospedale del Cuore, per affidarlo a mani esperte. Dopo due giorni è tornato a casa, e senza danni neurologici».

 

La storia di un cuore che si arresta e che riprende il suo battito per strada.
Una vita che rischia di spezzarsi e che, invece, riparte per strada.
Un cuore che è stato salvato, lì dove si trovava, grazie al sangue freddo, alla capacità e alla conoscenza – prima – di due cittadini – poi – di una squadra esperta.

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«La gioia più bella è stata sentire il suo battito che ripartiva: dal niente, ho sentito il battito del suo cuore.
Non sono un supereroe, ho fatto soltanto il mio lavoro: di cardiologo, medico, e uomo.
Mentre andavo via, ho sentito qualcuno che mi toccava la spalla. Mi sono girato, e mi sono trovato davanti il figlio dell’uomo che avevamo appena salvato.
Mi ha guardato negli occhi, con gli occhi lucidi, mi ha stretto la mano e mi ha detto ‘grazie’.
E’ stato il momento più bello».

Simone Sorbo

Cardiologo, Fondazione Monasterio